Storia, arte, cultura

Cevo è il più grosso e importante centro abitato della Valsaviore. Posto sul pendio del monte Pian della Regina, a 1100 metri d'altitudine, domina dalla sua invidiabile posizione tutta la media Vallecamonica. Si trova a 90 km da Brescia e da Bergamo. L'abitato si estende a mezza costa, ai margini di una bella pineta, allungandosi lungo la strada che collega il fondo valle con Saviore dell'Adamello. Il territorio comunale, di 35,24 kmq, comprende i centri di Andrista a ovest e di Isola e Fresine (divisi col comune di Saviore) a est e raggiunge la massima elevazione con il monte Re di Castello (m 2819), abbracciando il bacino del lago d'Arno. E' parrocchia autonoma, nella vicaria di Cedegolo, zona Alta Vallecamonica.
Tra Cevo e Saviore la costa, esposta a mezzogiorno, presenta un più degradante pendio, nell'opposto versante, in un'area quasi piana, si trovano i prati di Mezzoclevo. I toponimi Cleve, Cléf, Clevet si trovano oltre il confine orientale della Val di Caffaro, verso la Val Daone. Deriva perciò probabilmente da clivus - piano inclinato. Altri, però, fra cui il Morandini, lo fanno derivare da "Saevus": aspro, boscoso e dal cui comparativo "saevior" (più alpestre) verrebbe il nome del vicino paese di Saviore. Altri invece ritengono che il nome Cevo derivi dall'antica parola celtica "cef" (roccia), sorgendo il paese nelle immediate vicinanze di una grande rupe (Corno della Panéra); "Cef" infatti è la dicitura che appare nella raffigurazione della Lombardia fatta da Raffaello nei Musei Vaticani; così pure in una carta geografica della provincia di Brescia, del secolo XVI; in altra carta geografica del 1689 è scritto "Cefo".

Gli anziani del luogo, secondo una vecchia tradizione, pensano che Cevo derivi da "sev" (sevo, grosso), dal grasso degli animali bruciati nelle stalle durante un incendio del paese. Le notizie storiche riguardanti il paese sono molto scarse e approssimative a causa delle continue calamità, frane ed incendi, "che distrussero quasi tutto ciò che vi era di antico nella Valle di Saviore" (G. Rosa). Con certezza si può solo affermare che già esistesse un primo nucleo abitato, dove oggi sorge il paese, verso l'anno mille, come testimonia la prima data 1072 che si trova scalfita su casa Scolari; al 1072 risalirebbe anche la costruzione in via Adamello.
Nel sec. XII venne edificata la chiesetta di S. Sisto, come indica anche una data sulla cassetta delle elemosine (1141). Porta la data 1226 il fienile di Rò, mentre su un sasso "Clef de la Cesa" sta scolpito 1274. Le prime notizie storiche risalgono al 1319, quando il paese venne coinvolto, con tutta la Valsaviore, nelle lotte fra i Visconti e la Repubblica Veneta. Il paese gravitò nell'ambito della signoria vescovile e del Comune bresciano e, praticamente, nell'orbita guelfa, confermando più volte il riconoscimento dell'investitura di beni che il Comune aveva ricevuto dal vescovo. Nel 1398, quando, su richiesta dei Ghibellini s'insediarono in valle i Visconti di Milano e tentarono una conciliazione tra le due opposte fazioni, riunendo sul ponte Minerva di Breno (oggi ponte della Madonna) i rappresentanti delle varie comunità ghibelline e guelfe, Cevo fu presente con i delegati di ambedue le fazioni: sulla sponda destra del ponte i Guelfi e sulla sponda sinistra i Ghibellini. Sempre ai tempi dei Visconti, e precisamente nel 1319, in Cevo venne risolta una contesa tra alcuni pastori della Vallecamonica per questione di pascoli, dinanzi al delegato di Can Grande della Scala. Succeduto al governo dei Visconti quello di Venezia (1428), il 23 dicembre 1448 la Repubblica Veneta esonerò da certe gabelle persone private di Cevo rimaste fedeli a essa durante il predominio visconteo. Il 14 dicembre 1449 i figli di Paride Lodrone, Giorgio e Pietro, oltre la riconferma della signoria di Cimbergo, ebbero beni anche in Cevo e in altri paesi camuni. Fino allo stesso periodo circa, la terra di Cevo restò pure libera da investiture feudali da parte del vescovo di Brescia, mentre quasi tutti gli altri paesi della Vallecamonica ne erano gravati. Più tardi tuttavia, anche Cevo perderà questa sua indipendenza e le investiture vescovili si rinnoveranno col succedersi dei vescovi (1586 col vescovo Morosini,1596 col vescovo Marino Giorgi, 1633 col vescovo Giustiniani).In un tempo imprecisato il paese venne travolto da una grande frana che staccatasi a monte dell' abitato (frana del Dosso) sommerse diverse abitazioni i cui resti riaffiorano oggi negli scavi delle nuove costruzioni. Alla vita amministrativa provvedeva la vicinia che concorreva con le vicinie degli altri centri della valle, all'amministrazione del comune di Valsaviore. Ma verso il 1550 Cevo con Andrista si separarono per formare un solo Comune che rimase indipendente fino al 1820 quando vennero  incorporati ancora nel comune di Valsaviore. Tale separazione fu contarppontata da mille liti tra Cevo e Saviore per le acque Dosfiss, Cornal, Sozza, che richiesero interventi di autorità specie nel 1644, nel 1734 ma che finirono con la vittoria di Saviore. Più che le pestilenze di cui non vi sono a Cevo particolari ricordi, il nemico più terribile del paese fu il fuoco. Oltre all'incendio del 1590, un  altro, causato da un fulmine, distrusse il paese il 22 Aprile 1644. altri gravi incendi scoppiarono il 17 Gennaio 1886 e ancora il 17 Giugno 1987 richiamando le sollecitudini del vescovo e delle autorità civili. Nel l'ultimo incendio vennero distrutte 50 case, il municipio e la scuola e mise sull'astrico 56 famiglie e 400 persone. Nel Luglio del 1886 traqnsitarono sul suo territorio le truppo del IV REGGIMENTO VOLONTARI di GARIBALDI, allora distanza in Vallecamonica, al comando del colonnello Cadolini. I 3.084 uomini partirono da Cedegolo il giorno 16, passarono per Andrista, Fresine, Valle, Rasega, Lago d' Arno, Passo di Campo, Campo di Sotto e dopo molte peripezie raggiunsero, il 26 Luglio, Valle di Roncon ove si riunirono alle altre truppe garibaldine. Durante il primo conflitto mondiale e principalmente nel 1915, i monti di Cevo ( Re di Castello, Passo di Campo, Frisozzo, Campellio) furono teatro, come tutti gli altri monti dell' Adamello, di sanguinosi combattimenti tra soldati italiani ed austriaci. Vive furono le tradizioni antifasciste e socialiste di Cevo che si manifestarono in manifestazioni di insofferenza verso la dittatura e che prepararono il terreno alla formazione nel novembre 1943 della 54.a Brigata partigiana Garibaldi che raccolse parecchi elementi del paese ed ebbe l'appoggio della popolazione. I duri rastrellamenti culminarono il 3 Luglio 1944 con l'incendio del paese, uccisioni, ecc. L'orribile misfatto lasciò: 151 case totalmente distrutte, 48 rovinate, 12 saccheggiate,800 persone su 1200 senza tetto, 4 persone del paese amssacrate (Biondi Francesco, Monella Cesare Giacomo, Scolari Giovanni). Oggi il paese è risorto, con aiuti da parte dello Stato, ma soprattutto con il sacrificio dei suoi abitanti. A ricordo dei suoi caduti, Cevo ha costruito nel dopo-guerra, a lato del palazzo comunale, un pregevole monumento-sacrario, benedetto da monsignor Almici, vescovo ausiliare di Brescia, il 25 Gennaio 1964 e nel Luglio 1979 è stato dedicato anche un monumento alla Resistenza, in località Pineta.Nonostante la decisa avversione della popolazione manifestata anche con vere e proprie sommosse, il Comune di Cevo, venne unificato, il 1° dicembre 1927, in quello di Valsaviore. Riacquistò la propria autonomia da 4 Agosto 1954. I registri di stato civile di quel periodo sono depositati nel Comune di Cevo. Ecclesiasticamente dipendente dalla Pieve di Cemmo, Cevo fece parte della parrocchia di Andrista, fino a quando, trasferendosi la popolazione verso i pascoli e i boschi più alti, anche la parrocchia fu portata verso il 1462 a Cevo dopo che fin dal 1391 era già stato costruito il cimitero. La chiesa dedicata a S. Vigilio venne forse costruita nello stesso tempo. Distrutto da un incendio il paese verso il 1590, la chiesa fu ricostruita in pochi anni, come dimostra la data 1596 del campanile. La chiesa parrocchiale venne allungata nel 1938. Sull'altare maggiore sta una pala con S.Vigilio di ignoto autore del seicento (olio su tela 400x183). In chiesa sono conservate anche tele raffiguranti S. Rocco (olio su tela 120x100), S. Lucia (olio su tela 100x90) firmati dal Brighenti di Clusone e datate 1879. Sul lato destro del presbiterio sta une bel quadro ottocentesco dell'Immacolata dello stesso Brighenti di buona luminosità e morbidezza. L'altare della Madonna è adorno di una settecentesca statua della Vergine. La soasa è contornata da piccole tele ovali coi misteri del Rosario, affiancato dai SS. Domenica e Caterina. La statua venne incoronata il 20 novembre1966. Nella navata gli affreschi raffigurano la nascita di Gesù, l'agonia dell'Orto ela Rissurezione, mentre nel catino dell'abside è rappresentata la Gloria di San Vigilio con ai lati gli Evangelisti. Una tela raffigurante la Crocifissione (olio su tela 145x172) opera di Jecopo Negretti detto Palma il Giovane è stata qui trasferita nel 1966 dalla chiesetta di S.Sisto, dopo essere stata restaurata da Tino Belotti nel 1962. Antichissima ( su un sasso accanto alla cassetta delle elemosine sta scolpito "1141. La limosina di S.Sisto") è la chiesetta di S.Sisto, compresa nel cimitero costruito nel 1814. È secondo il Panazza un tipico esempio di costruzioni del sec. XII, quasi intatto " un vero parallelepipedo della salda muratura a corsi orizzontali, coperto da tetto a capanna e terminante con tutta probabilità con l'absidiola semicircolare" rifatta poi nel sec. XVII. La chiesetta è costruita con  blocchi di pietra squadrati con poche aperture. Saldo, quadrangolare il campanile, adorno solo di bifore, nei quattro alti delle celle. Il Favalini vorrebbe che sia stata preceduta da un sacello pagano. In località Androla, bellissimo poggio, un tempo denso di alberi d'alto fusto poi tagliati per essere trasportati a Venezia per consolidare la basilica di S. Marco e popolato dalla fantasia popolare di streghe, sorse un tempo una santella sul presunto luogo di un'apparizione della Madonna. Venne ampliata nel 1875 e dipinta dal pittore Brighenti di Clusone e dedicata alla Madonna di Caravaggio. Nel 1929, la località stava per essere scelta per erigervi il monumento a Cristo Re poi sorto a a Bienno. Gli ampi prati hanno sempre consentito soprattutto l'allevamento del bestiame. Nel 1857 si contavano 250 giovenche o pecore, 400 capre, 112 maiali. Tipiche le formaggelle di Cevo a base di latte di mucca, di pasta morbida e di gusto dolce. Un caseificio venne costruito fin dal 1741. Caratteristiche anche la "berna", tipica carne secca di pecora conservata in inverno e la pancetta di maiale. Il suolo prooduceva anche patate, orzo, frumento, segale, castagne ecc. I lunghi muri che sostengono molti campi indicano la cura posta dai contadini nello sfruttamento del terreno, che tuttavia non è stata sufficente a contenere l'emigrazione nei vari centri d'Italia e specie in Svizzera. L'emigrazione toccò il culmine verso la fine dell'800 e gli inizi del '900, quando molti cevesi abbandonarono il pese per le Americhe. Segnò invece una stasi dal 1907 al 1922, quando in Valsaviore vennero costruite le imponenti opere del sistema idroelettrico del Poia. In seguito a tali lavori, nel 1910 entrò in funzione la centrale di Isola. La costruzione della diga del lago d'Arno, che è ancora oggi il più vasto dei laghi alpini bresciani, venne iniziata nel 1910 e nel 1921 raggiunse la quota di invaso di m. 27,50; il salto che dall'invaso portava alla centrale di Isola di Cevo era di ben 937 metri e fino al 1922 costituì il salto più alto del mondo. L'impianto di Campellio fu portato a termine nel '22. Purtroppo un doloroso avvenimento funestò, il 6 gennaio 1920, i lavori già a buon punto: una valanga si abbattè nottetempo su una baracca ove alloggiavano 19 operai, sorprendendoli nel sonno: 14 rimasero uccisi. La Centrale di Isola, ormai vecchia e antiquata, ha cessato la sua attività, nel 1973 sostituita dalla più moderna e automatizzata centrale di S. Floriano, in Comune di Sellero. Tutto ciò ha costituito per l'economia di Cevo e della Valsaviore un grave contraccolpo.    

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